Maria Grazia Lenni…Poliziana di nascita, maremmana di… adorazione!

Sono giornalista pubblicista e mi occupo di ricerca storica con particolare interesse per la cultura e le tradizioni maremmane. Laureata in Scienze Politiche e in Storia Moderna, ho completato il corso quadriennale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose e proseguo gli studi teologici, pur lottando per non conseguire una laurea anche in questa disciplina. Comunicatrice ambientale dal 1998, ho partecipato alla pubblicazione di guide turistiche della provincia di Grosseto. Collaboro con il mensile Maremma Magazine, un periodico di informazioni turistiche e culturali, e dirigo Val d'Orcia Terra d’eccellenza, una rivista che si occupa di arte, cultura e benessere nella valle senese patrimonio dell’UNESCO. Ho curato i testi dell’opuscolo informativo - Un Ministero per l'Ambiente - del Ministero dell'Ambiente.

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“Morbello Vergari, scrittore e poeta di Maremma”

“Morbello Vergari, scrittore e poeta di Maremma”
È uscito per i tipi della casa editrice Effigi di Arcidosso il libro interamente dedicato a Morbello Vergari, unanimemente considerato come lo scrittore e poeta popolare più significativo della terra di Maremma. L’opera frutto del lavoro di Corrado Barontini, Nanni Vergari (fratello minore di Morbello) e Alessandro Giustarini (il sindaco di Roccalbegna recentemente scomparso)
 Un volume di grande formato arricchito da molte immagini
da interventi e testimonianze di amici, critici, letterati e antropologi

Il libro dedicato a “Morbello Vergari, scrittore e poeta di Maremma”, uscito in luglio per le “Edizioni Effigi” di Arcidosso, è davvero una bella “opera classica”, proprio come l’aveva immaginata Alessandro Giustarini, “l’animatore della pubblicazione”, che ha firmato il volume insieme a Corrado Barontini e Nanni (Giovanni Battista) Vergari, il fratello minore di Morbello. È evidente, sfogliando questo lavoro, che le indicazioni suggerite da Giustarini erano più che corrette e, come lamentano gli altri curatori nella breve dedica all’amico scomparso, è davvero un peccato che non abbia fatto in tempo a vederlo compiuto. L’introduzione è affidata a Pietro Clemente, Giovanni Kezich e Giovanni Guastavigna. I loro contributi rappresentano l’apparato critico dell’opera, ma anche una sorta di “istruzioni per l’uso”, un aiuto per capire attraverso la testimonianza di coloro che l’hanno incontrato personalmente, chi era davvero Morbello Vergari: non soltanto il poeta, l’archeologo, il cantore, ma anche l’uomo. L’intervento del professor Clemente, che rimpiange di non averlo “conosciuto di più e meglio”, è un’analisi della vita e della poetica dello scrittore, del quale evidenzia la grande sensibilità sociale. Vergari appare come il paladino delle persone più umili, sottoposte allo sfruttamento e alle ingiustizie dei “signori”, restituendo grande dignità alla gente comune, a dispetto di un mondo in cui pochi sono gli onesti e molti gli “insensati”, che cercano sempre di sciupare tutto. Giovanni Kezich, che come gli altri regala sprazzi di momenti condivisi con Vergari, compie un’interessante ricerca etimologica e storica, un’ardita escursione attraverso il percorso del singolare nome “Morbello”, dalle antiche origini, le cui radici affondano in un particolare humus culturale, fino all’arrivo in Maremma. Più intimo il tono dell’intervento di Giovanni Guastavigna, il più breve, il più toccante, scritto da chi ha vissuto intensamente il rapporto con l’amico “etrusco”, fino agli ultimi giorni della sua vita. Il libro inizia nel modo più… classico, con una nota biografica sullo scrittore, dalla nascita, il 28 dicembre 1920 a Santa Caterina di Roccalbegna, al 16 gennaio 1989, quando si spense nella sua abitazione, a Roselle. Il percorso della vita di Vergari, pur relativamente breve da un punto di vista squisitamente cronologico, è in realtà estremamente denso, per la molteplicità delle esperienze vissute, che rispecchiano il complesso susseguirsi di avvenimenti che hanno caratterizzato il periodo che si snoda dagli anni venti agli anni ottanta del secolo scorso. Un’epoca di sconvolgenti fatti storici, dall’avvento del fascismo alla seconda guerra mondiale, dall’istituzione della Repubblica al terrorismo; di grandi rivolgimenti sociali e di cambiamenti epocali, dalla “rivoluzione” del sessantotto alla nascita della televisione, dall’urbanizzazione con il relativo spopolamento delle campagne, ai profondi mutamenti culturali. Tutti eventi che Morbello ha vissuto sulla propria pelle e che hanno segnato il suo modo di essere e anche la sua produzione letteraria. In questo senso il libro di cui ci stiamo occupando può e deve essere considerato un testo di storia, in quanto gli episodi che contiene superano i confini dell’esistenza personale ed entrano a far parte di un patrimonio di esperienze comune alla Maremma e all’Italia. Il valore aggiunto è dato dal fatto che tutto questo materiale grezzo è stato filtrato e affinato, plasmato attraverso la sua sensibilità e la sua cultura e ci è stato restituito, trasformato in poesia. Sulla cultura di Vergari c’è qualcosa da dire: anche se il suo percorso scolare non è stato lunghissimo e si è fermato alla terza elementare, che peraltro negli anni venti, e anche oltre, era un livello di istruzione considerato più che sufficiente, specie in vista di una vita lavorativa decisamente precoce, il nostro scrittore si è formato autonomamente, attraverso un egregio lavoro di ricerca e la lettura anche di testi classici, a cui si appassionò particolarmente nel periodo in cui prestava servizio militare. Del resto, lo sappiamo: la cultura non è solo quella di libri e dotte citazioni che si insegna, e si è sempre insegnata, nelle aule scolastiche, ma è quella dell’anima, che nasce con noi e viene nutrita dal succo che stilla dalla natura, dalle fatiche e dalle gioie, dalla sofferenza e dalla passione, insomma dalla vita. È la sensibilità di vedere un po’ più dentro e un po’ al di sopra di quanto gli altri riescono a fare. Il suo sapere non si traduceva nella saccenza e nella prosopopea di quei “professoroni” che, con l’orinale etrusco in mano, ipotizzavano per quell’umile oggetto di… servizio ben più nobili usi. Non era prepotente, la sua cultura, ma stemperata da un’ironia che sa fare i conti con la durezza della vita e con le sue gioie, e non bara nel tirare le somme; addolcita da una leggerezza che sa di amore, quello che non finisce con la morte. L’amore per la propria terra, per la famiglia, per la natura, per la storia e per gli antenati, i “suoi” etruschi, che ha ripulito dalla polvere e poi vegliato come un angelo custode. La struttura portante della monografia è costituita dagli atti del Convegno “Morbello Vergari scrittore e poeta”, tenutosi a Roccalbegna nel 1995, e trascritti dallo stesso Giustarini e da Nanni Vergari, a cui si aggiungono molte testimonianze e molta parte della vastissima produzione letteraria di Morbello, compresi alcuni inediti. Ricchissimo il contenuto iconografico che sostiene e dà forza a tutta l’opera: tante foto, a partire da quelle utilizzate per la mostra allestita nel contesto del convegno del ’95, riproduzioni di documenti ufficiali, disegni e scritti autografi del poeta. Una enorme mole di materiale che testimonia la grande poliedricità di Vergari, che spaziava tra i molteplici campi della cultura, perfettamente a proprio agio tra la poesia classica, i canti popolari, gli scavi archeologici e le più scottanti questioni sociali. La figura che emerge è quella di un uomo intelligente, instancabile nella ricerca, eclettico nel senso rinascimentale del termine. Come quei grandi geni, che sapevano parlare di filosofia e montare ingranaggi complicati con la stessa, sorprendente disinvoltura, così Vergari ha saputo indossare panni diversi sempre con grande naturalezza, approfittando di tutte le opportunità offerte dallo sviluppo della comunicazione, sperimentando e inventando, senza mai temere contaminazioni. La sua attività è inarrestabile: dopo la guerra, che ha vissuto come soldato di cavalleria e come prigioniero in un lager, torna alla sua campagna: prende il brevetto di “suonatore di fisarmonica” e, continuando a lavorare duramente nei poderi che via via vengono assegnati alla sua famiglia con contratti di mezzadria; va a suonare nelle veglie e canta la befana; vince premi di poesia, viene eletto consigliere comunale; partecipa agli scavi archeologici a Roselle; scrive su varie testate giornalistiche; pubblica libri di narrativa e di poesie; partecipa a trasmissioni televisive e radiofoniche; incide cassette e dischi. Lunghi gli elenchi delle collaborazioni a numerosi periodici, lunghissima la serie di pubblicazioni di sue opere e di altre a lui dedicate. Davvero notevole la quantità di articoli e redazionali che hanno per argomento la figura e l’attività culturale di Morbello Vergari che, escludendo quelli scritti dopo la sua scomparsa, abbracciano un arco di tempo che va dal 1958 al 1989, e che sono lì a dimostrazione del grande interesse che il poeta-contadino ha destato sia come scrittore che come archeologo. Ma il ritratto di Vergari è anche quello di un uomo forte, formatosi all’interno di una solida famiglia portatrice dei grandi valori della tradizione contadina, accogliente e solidale. Un uomo che non si è lasciato schiacciare dalle asprezze della vita e ha saputo superarle con grande sensibilità e acutezza, e con quell’ironia pungente che è il sintomo più tangibile di un’intelligenza vivace, pronta a carpire l’essenza delle cose, ripulendola da tutte le scorie che servono solo a confondere le idee. E un’altra immagine traspare, leggendo il libro su Morbello, quella, cioè di una persona molto amata da tutti, dai familiari, dagli amici, dagli studiosi. In ogni pagina si respira un’aria “di casa”, affettuosa e rassicurante; ogni intervento appare partecipe, commosso, sincero, appassionato. Basta scorrere il lunghissimo elenco dei ringraziamenti per capire come l’opera sia corale, e questo sarebbe sicuramente piaciuto a Vergari, che di… cori era un vero intenditore. Anche nella grande quantità e varietà del materiale accumulato si può leggere l’amore di chi l’ha raccolto, conservato, catalogato e infine “organizzato” con cura per restituire un’immagine autentica dell’uomo e del poeta. Un posto importante, spesso ricorrente nelle sue composizioni, è occupato dal tema dello scorrere del tempo, e molti versi sono dedicati agli anni che passano e all’alternarsi delle stagioni e dei mesi. È fuor di dubbio, però, che il suo mese prediletto fosse… il maggio. Iniziò a cantarlo quando era ancora poco più che un ragazzo, e presto fu lui a comporre i testi, da vero poeta-contadino. Nel 1974, mette insieme il “Coro degli Etruschi”, un gruppo che partecipa a molti eventi culturali e di intrattenimento con canti popolari della Maremma. Con il coro va in giro per le campagne a cantare il maggio, ma il suo spirito innovatore non gli consente di accontentarsi delle tradizioni classiche e così se ne inventa una tutta nuova: le cartoline augurali. Sono cartoncini stampati in serigrafia a tiratura limitata, numerati e firmati dagli autori, da distribuire nei poderi dove vengono ospitati i cantori del maggio. La prima cartolina fu realizzata nel 1981, su un dipinto di Aulo Guidi, e da allora ogni anno, puntualmente, un artista dedica al maggio una sua opera, fornendo una interpretazione personalissima di questa ricorrenza. Il “nostro” libro ospita la rassegna completa delle cartoline augurali finora stampate ed è una festa di colori e un omaggio alla vita. Come ricorda una nota che introduce la riproduzione delle cartoline, “il significato di questo omaggio ricorda quello più antico del mazzolino dei fiori che veniva offerto dalle squadre dei maggiaioli” come augurio, ma anche come ringraziamento per aver accordato il permesso di cantare il maggio. Ma Morbello Vergari resta comunque il poeta delle piccole cose, che poi sono quelle davvero grandi, come lui stesso sostiene: “Non canto i cavalier, l’armi, gli onori,/ come un dì fece il grande Ludovico./ Le guerre infami, i sanguinanti allori;/ di tutto questo non mi importa un fico./ Ma i lavoranti, l’ape, i campi, i fiori:/ le cose grandi solamente, dico”. In questi versi indicati da Pietro Clemente come “testo di sintesi della poetica di Morbello” e riportati anche nella versione originale manoscritta, c’è davvero molto della personalità di Vergari. Nella nota dei curatori sono citati anche alcuni versi tratti dalla poesia “Manca sempre qualcosa”, contenuta nella raccolta “Versacci e discorsucci”, in cui Morbello, col suo solito sarcasmo, si rammarica che Dio, nel creare il tempo, non abbia provveduto a dotarlo di una “marcia indietro”. Per noi, che non l’abbiamo conosciuto personalmente, ma abbiamo spigolato qua e là versi e pensieri, leggere questo libro è un po’ come ingranare quella marcia e (ri)trovarlo, vivo e vibrante, in mezzo a noi…

Pubblicato su Maremma Magazine
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